La ragazza dello sputnik
June 28th, 2009“Un silenzio che non offre promesse continua a riempire lo spazio all’infinito. Ma io non ho fretta. Non c’e’ bisogno di affrettarsi. Io sono gia’ pronto. Posso andare in qualsiasi posto. E’ cosi? Esattamente Cosi’.”
Haruki Murakami -La ragazza dello sputnik
Solo tre personaggi, solo tre solitudini. Struggente e malinconico. Difficile prendere un libro in mano dopo averlo letto e avere quasi paura di riprovare le stesse emozioni. Il finale e’ un crescendo che ti porta ad un vero stordimento emozionale. Non c’e’ nulla di assurdo, nulla che ti lasci presagire qualcosa di molto strano se non una visione “orientale” del mondo. Dopo aver letto Norvegian Wood/Tokyo Blues, lo stile di Murakami non mi era nuovo. Le sue metafore e l’introspezione dei personaggi fanno parte del suo modo di raccontare.
“Perchè dobbiamo tutti restare soli fino a questo punto? pensai. Che bisogno c’è? Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, e se ognuno di noi cerca qualcosa nell’altro, perchè alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo? Forse il pianeta continua a ruotare nutrendosi della solitudine delle persone? Mi girai verso l’alto su quella roccia piatta, guardai il cielo e pensai ai tanti satelliti artificiali che continuano a compiere la loro orbita intorno alla terra. L’orizzonte era ancora orlato da un leggero chiarore, ma nel cielo di un colore denso come il vino si cominciavano già a vedere le stelle. Tra queste provai a cercare le luci dei satelliti artificiali. Ma il cielo non era abbastanza scuro per poterle vedere ad occhio nudo. Le stelle erano immobili, ognuna al proprio posto, come se fossero state attaccate con dei chiodi. Chiusi gli occhi e tesi le orecchie pensando ai discendenti dello Sputnik, che continuavano ad attraversare il cielo, legati alla terra solo dalla forza di gravità. Solitari aggregati di metallo che nelle vuote tenebre del cosmo si incontrano per caso, quasi si sfiorano, quindi si separano per sempre. Senza scambiarsi parole, nè promesse.”
L’ho cominciato in metropolitana, l’ho continuato al parco prima con il sole poi con la vento forte di un temporale in arrivo. Supino in mezzo all’erba dimenticandomi del mondo. In un certo senso la piacevole solitudine di quei momenti mi faceva entrare in contatto con i protagonisti di quel libro cosi’ soli e cosi’ pieni di umanita’ e sentimenti. Poi mi alzavo e passeggiavo guardando le coppie di anziani venute solo per merito della brezza fresca portata dal temporale imminente che si disponevano pacificamente sulle panchine lungo il pendio.
Murakami mi aveva catturato ancora una volta.



































