Little Miss Sunshine

Ho visto Little Miss Sunshine, dopo averlo adocchiato all’epoca della sua uscita al cinema. L’effetto road movie (il pulmino VW giallo e’ stupendo) e il tema della famiglia mi avevano colpito. Devo dire che in genere mi colpiscono molto i film dove vengono affrontanti temi come l’educazione, vivere in comunita’ e il confronto generazionale (Alice’s Restaurant, Together sono i primi che mi vengono in mente, ma a volte cito film profondamente diversi solo perche’ mi provocano emozioni simili).

La storia e’ semplice : una famiglia allargata con zio e nonno al seguito fa un lungo lungo viaggio tra mille altre preoccupazioni da Albuquerque alla California. Da nerd quale sono Albuquerque mi ricorda un luogo da cui parti e non vai come fece il caro Zio Bill Gates III.
Il motivo del viaggio e’ il sogno di Olive : vincere il concorso di Piccola Miss California…

Olive (Abigail Breslin), ovvero la piccola Little Miss Sunshine, ti fa quasi commuovere nella sua grandissima interpretazione. Hanno tentato in tutti i modi di renderla una bambina qualunque, un po’ goffa con gli occhialoni da ipermetrope che le fanno risaltare gli occhioni (almeno credo visto che li ingrandiscono, mentre quelli da miope li riducono). Credo gli abbiano messo una pancia finta per farla sembrare meno graziosa o piu’ naturale forse, ma sinceramente e’ un po’ fuori posto.

Il Nonno (Alan Arkin) e’ un’altra grande interpretazione. Burbero e cocainomane ha un rapporto difficile con tutti tranne con la piccola Olive a cui regala momenti di profondo affetto e complicita’. Non a caso e’ anche il suo coreografo.
L’attore mi ha subito ricordato un altro film della mia Hall Of Fame, L’altra faccia di Beverly Hills dove invece interpreta il padre di famiglia. Suppongo che abbiano scelto proprio lui proprio pensando a quel film perche’ alcuni toni di quel film mi ricordano proprio questo.
C’e’ persino una scena che oserei definire un cammeo: durante il lungo viaggio la famiglia si ferma all’autogrill per fare colazione in cui il momento principale e’ la discussione tra padre e figlia. Nel film dove Arkin fa il padre obbliga la figlia a mettersi il reggiseno mentre in questo Kinnear (Il padre) vorrebbe far capire alla figlia (sfruttando le sue “doti” di “comunicatore”) che mangiando il gelato non diventera’ mai come miss california. Il tutti e due i casi esce fuori un padre non all’altezza della situazione.

E’ un film che lascia con il sorriso anche nei suoi momenti piu’ drammatici che a questo punto potremmo definire grotteschi e ci sono parecchi spunti sull’educazione dei figli e dei genitori (che fanno riflettere e non pretendono di dare risposte) e per di piu’ tutto questo mi ha dato un desiderio di paternita’….

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